Appunti di viaggio mai visti dopo Lazio-Lecce 0-1
Il popolo giallorosso arriva all’Olimpico alla spicciolata sin dal tardo pomeriggio. La camminata è lenta e compassata. Qualcuno dice di volersi godere per un’ultima volta il grande stadio della capitale prima di finire in quello di Bolzano. L’aria non è elettrica. L’entusiasmo è davvero poco contagioso. Come se tutti sperassero ma, in fondo in fondo, senza davvero crederci. Un popolo di fedeli in marcia per tentare di assistere ad un miracolo. Totalmente inconsapevoli e ignari di quello che sarebbe accaduto. Qualcosa di mai visto.
Nel pre-partita sugli schermi dello stadio i simpatici laziali fanno scorrere le immagini di tutte le partite in cui la loro squadra ha battuto il Lecce. Quasi come a dire “guardate cosa vi attende”. Una tristezza davvero mai vista.
Parte l’inno della Lazio. Mentre il ritornello recita “un’aquila che vola”, sotto il grande ovale della copertura olimpica stanno invece volando degli innocui gabbiani. Un segno mai visto.
E poi parte la gara. E quello che compie il Lecce è epico. Semplicemente epico. Perché compie quello che mai aveva compiuto nella sua storia centenaria. E lo compie nella più ardua delle situazioni. Raggiunge la terza salvezza consecutiva in serie A profanando l’Olimpico. Resistendo in dieci uomini per più di mezza partita, contro un avversario arrembante e incredulo. Incredulo che le immagini sugli schermi del pre-partita non si stessero facilmente ripetendo per l’ennesima volta. Incredulo di sentirsi gabbiano e non aquila. Incredulo di specchiarsi nella stessa incredulità avversaria. Perché in quel settore ospiti abbiamo davvero sentito addosso ogni minuto mancante, ogni secondo passato. E ogni minuto e secondo ci sono sembrati infiniti. Abbiamo davvero esultato per ogni minimo gesto tecnico compiuto dai nostri o incompiuto dagli avversari. E il fragore è divenuto pari allo stupore e viceversa. Fino a sospingere e sospingerci. Fino dove non avevamo creduto. Fino a dove avevamo sperato. Fino a qualcosa di mai vissuto. Mai visto.
scritto da Diego Consales- Caporedattore leccesidentro.it
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