Categoria: Articoli di D. Consales
Appunti con la A maiuscola 10:18 - 9 Maggio 2022


Appunti sparsi dopo Lecce-Pordenone 1-0

Mancano un paio d’ore al fischio di inizio. Il piazzale del Via del Mare è popolato da lunghe file di tifosi che attendono più o meno pazienti di entrare nel rispettivo settore. Sono i fortunati che hanno raggiunto i preziosi tagliandi prima che si polverizzassero. Il mio primo appunto dice che se accanto ci fosse stato un secondo Via del Mare si sarebbe riempito anche quello. Perchè l’attesa per questa gara, per questa imminente risalita, è stata la più trepidante che si ricordi. La scena dello stadio già infuocato il giovedì durante l’allenamento rimarrà negli occhi. Ci si chiede il perché. La risposta va forse trovata sulle sponde della pandemia. Pandemia che ha devastato il nostro ultimo atto nella massima serie. Pandemia che ha svuotato gli stadi e le nostre anime. Pandemia che ci ha allontanato dalla condivisione delle passioni. Ecco forse è proprio quella possibilità di spazzare via tutto che ha reso così questa attesa. Spazzare via tutto e ritrovarsi. Insieme e nella massima serie.

La serie B più imprevedibile che si ricordi è al suo ultimo atto senza aver ancora dato un verdetto. Anzi gettando al vento quelli che sembravano scontati. Di settimana in settimana. Tra suicidi e risultati folli. E questa tendenza a non rispettare i pronostici diviene ansia quando i minuti passano e il Pordenone resiste. All’intervallo dico agli amici di sempre: “il secondo tempo durerà pochi minuti, perché o facciamo gol subito o poi il cronometro diverrà più forte dell’avversario”. Per fortuna Zan Majer mi ascolta. E le sue lacrime si fondono alle nostre.

E poi gli appunti si colorano di colori. Quelli della bolgia sugli spalti, quelli dei coriandoli mentre capitan Lucioni alza una coppa grande quanto l’impresa, quelli che invadono le vie e le piazze di Lecce. In quell’infernale rito tribale che si banalizza con il termine festa. Ma che solo gli occhi dei presenti possono registrare e poi narrare.

La mattina dopo è quella della consapevolezza. Quella in cui ci credi davvero. Quella in cui nel silenzio realizzi che è successo davvero. Le locandine degli edicolanti non mentono. Attraverso la quiete di Piazza S. Oronzo per andarmi a prendere un caffè in un noto bar cittadino. Ci sono pochi reduci della nottata giallorossa. Fra essi il più inaspettato e il più nobile fra i cavalieri che hanno fatto l’impresa. Il condottiero Baroni. Mi avvicino all’allenatore del Lecce e provo a esprimere la mia gratitudine e il mio affetto. Insieme ricordiamo i tempi in cui giocava con i nostri colori. Ci prendiamo in giro per i nostri volti non più giovanissimi come allora. Ovviamente non gli rivelo le mie errate perplessità di inizio stagione. Quando ancora non immaginavo che avrei stimato la sua umanità e la sua capacità. Doti con cui ha prevalso su compagini costruite a suon di milioni. In questa promozione c’è tantissimo di suo. Questo invece gli dico salutandolo. Senza sapere se è un addio o un arrivederci. Iniziano entrambi con la A.





scritto da Diego Consales- Caporedattore leccesidentro.it

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